Prevenire e curare

Sondando la realtà delle più importanti Nazioni, ho notato in tutte un diffuso interesse per il problema delle patologie dei musicisti, a vari livelli. A questo proposito però si sono evidenziate anche differenze tra i Paesi stessi. In Paesi come Germania o Stati Uniti, in cui già negli Anni 70/80 si parlava di medicina della musica, vi è una grande diffusione di cliniche private e centri di prevenzione e rieducazione per musicisti, spesso in collaborazione con le scuola di musica. In più l’interscambio di conoscenze ed esperienze tra medicina e mondo della musica è agevolato dal fatto che lo studio di queste discipline sono svolte in ambito universitario, nei dipartimenti all’ interno di una stessa Facoltà, diversamente che in Italia.

In quasi tutti i Paesi a livello di prevenzione, l’ offerta formativa prevede, nella maggior parte dei casi, corsi di Tecnica Alexander o Metodo Feldenkrais, da inserire facoltativamente nel proprio piano di studi. Si discostano dal panorama estero l’ Ungheria e la Russia. In questi Paesi, in cui l’amore per la musica e per il violino in particolare fanno parte del patrimonio culturale nazionale, l’ attenzione ai problemi dei musicisti assume una grande importanza.

Sicuramente la medicina della musica, in congiunzione con la medicina del lavoro, ha avuto il pregio di risvegliare l’ opinione pubblica sul fatto che fare il musicista, spesso in ambito orchestrale, vuol dire svolgere un’ attività in cui i rischi sono concreti e possono essere altamente invalidanti (ad esempio la distonia focale).

Accanto a ciò, tuttavia, bisogna guardare con occhio critico all’ enorme proliferazione di cliniche, di centri di chirurgia della mano per musicisti, ecc. Infatti, questo è solo un sintomo di una inadeguata cultura della prevenzione, la quale dovrebbe essere presente principalmente nelle scuole, nei Conservatori, nelle Università.

Un’ ultima considerazione va fatta sulla particolare situazione italiana.

L’ Italia che è emersa da questa indagine è un Paese ancora per molti versi indietro nella diffusione della cultura della salute dei musicisti. Non ci sono, o sono ancora pochi i dati e le pubblicazioni sulla situazione degli studenti e dei musicisti professionisti. Qualcosa negli ultimi anni è stato fatto, poiché sono stati aggiunti ai piani di studio di molti Conservatori, offerte formative facoltative riguardanti le tecniche psico-motorie, ancora poco conosciute tra i musicisti. A macchia di leopardo sono nati centri, specialmente in ambito ospedaliero chirurgico, specializzati nella cura di musicisti. Tuttavia è ancora debole la rete di scambi a livello nazionale sulla prevenzione.

Il dato più sconfortante è che l’Italia era dotata di una legislazione all’avanguardia in materia di prevenzione della salute dei musicisti. Infatti era stata istituita negli anni Cinquanta la cattedra di “educazione fisica speciale”, accanto alle normali lezioni di strumento, proprio per aiutare lo sviluppo senso-motorio degli alunni, fin dal primo anno di studi. Per la disorganizzazione tipica del nostro Paese, nonché lo scarso interesse per la crescita musicale italiana, non si è riuscito a formare un corpo docenti di educazione fisica specializzati in psicomotricità. Dunque a tutt’ oggi l’ Italia si presenta al fanalino di coda, tra i Paesi presi in considerazione, non solo per l’ attenzione alla prevenzione, ma anche, elemento strettamente correlato, nel cercare un approccio didattico consapevole, coscienzioso della grande responsabilità che un Maestro di musica ha, non solo davanti all’allievo, ma davanti alla comunità.

Proprio in questo contesto, ben vengano le tecniche orientali di tuina- Qigong e agopuntura, specifica per i musicisti, elemento indispensabile per prevenire patologie dei musicisti alla radice e per non dover ricorrere alla chirurgia nei casi più gravi.

Fino a che la cultura della prevenzione non sarà al centro del dibattito musicale, troppi musicisti passeranno da uno stato di salute allo stadio finale della chirurgia, senza aver avuto i mezzi per rendersi conto dei problemi alla radice. Ma in questo caso il discorso va allargato, poiché la cultura della prevenzione è solo uno dei tasselli della valorizzazione della cultura musicale che ogni Paese che si consideri civile dovrebbe portare avanti.

 

UN PROBLEMA NASCOSTO: LE MALATTIE OCCUPAZIONALI.

Fry, nel 1986, rileva che i musicisti maggiormente colpiti da patologie dell’apparato locomotore hanno tra i trenta e i trentacinque anni, ovvero sono negli anni in cui la carriera è ai maggiori livelli. Fry rileva su 485 musicisti di orchestre sinfoniche che il problema si presentava nel 38% a livello cervicale, l’8% dorsale e il 48% a livello lombare.

Nel 1988 uno studio effettuato da Lockwood su 2000 musicisti d’orchestra, riporta che il 75% ha avuto almeno un problema sufficiente ad alterarne la performance.

Nel 1988 si ha il vasto reportage sull’incidenza di patologie in musicisti di 48 orchestre americane e 4025 membri dell’ISCOM (International Conference of Symphony Orchestra Musicians), da parte di Fishbein e Middlstadt.

Da questo studio risulta un 76% di musicisti con almeno un problema legato all’uso dello strumento, dei quali il 36% con patologie più gravi e invalidanti. La ricerca pone inoltre l’attenzione sulla correlazione tra stress lavorativo e incidenza di disordine non solo di tipo fisico ma psichico.

Nel 1998 Cayea e Manchester focalizzano l’attenzione sui disturbi dei musicisti ancora studenti, applicando la loro ricerca su studenti di livello universitario, ottenendo i dati su un arco di tempo di 14 anni accademici, dal 1982 al 1996. Durante questo periodo, le patologie registrate legate alle estremità superiori dell’apparato locomotore sono 513.

Joubrel nel suo studio del 2001, affina ulteriormente l’analisi delle patologie riscontrate su 141 musicisti. Del 76,6 % che riporta una patologia dell’apparato locomotore , Joubrel ha riscontrato che il 58% era afflitto solo da Sindrome da Sovraccarico Funzionale (ovvero un insieme di disturbi dovuti a ripetuti sforzi fisici oltre le possibilità fisiologiche dei tessuti), il 5,7 % dei casi era imputabile a distonie funzionali, il 17% dei casi a sindrome da tunnel carpale, radiale, ulnare.

Ritengo personalmente che il dato più saliente sulla problematica dei musicisti sia stato riportato da Lockwood: dalla sua indagine infatti risulta che l’ 80% degli studenti di conservatorio intervistati indica il dolore come un fattore accettabile dei loro sforzi per superare le difficoltà tecniche dell’apprendimento musicale. Questo è sintomatico di un approccio didattico strumentale sbagliato, spesso basato sulla formula “no pain, no gain” ( letteralmente: “niente fatica niente guadagno”).

 

LE PATOLOGIE PIÚ DIFFUSE

Nella maggior parte dei musicisti i problemi sono dovuti ad un generale, sovrautilizzo e/o ad un mal utilizzo delle regioni muscolari interessate, spesso gli arti superiori e il rachide. Tali problemi, raccolti sotto la denominazione “ Sindromi da sovraccarico muscolare” , hanno come effetto dolore e ipersensibilità dei muscoli, debolezza e torpore. La fibromialgia, molto comune tra musicisti, ne è un esempio estremo.

Altre patologie molto diffuse sono le patologie muscolo scheletriche di tipo preciso, come lesioni alla spalla, alla cuffia dei rotatori, tenosinoviti.

La Sindrome di De Quervain è un’ infiammazione della guaina che riveste due dei muscoli che stanno alla base del pollice. I tendini interessati sono l’ abduttore lungo e l’ estensore breve del pollice .

Chi ne è colpito, strumentisti a corda così come oboisti, clarinettisti e chi tiene il pollice in posizione fissa per ore, adduce dolore e intorpidimento per ogni movimento del pollice, nonché dolore al polso e a volte all’avambraccio.

La Sindrome da Tunnel Carpale, molto diffusa tra i strumentisti ad arco, è caratterizzata dall’ irritazione del nervo mediano all’ interno di quel piccolo tunnel alla base del palmo della mano, in cui scorrono i tendini flessori. Il tunnel carpale è facilmente irritabile da ripetuti movimenti di flesso estensione o deviazione del pollice, indice e medio. Chi ne è colpito, spesso presenta formicolii specialmente durante il riposo notturno, alle dita pollice indice e medio o dolori che possono rimontare fino alla spalla.

Un’altra sindrome abbastanza comune è la Sindrome da Sbocco Toracico, (Thoracic Outlet Sindrome o TOS) in cui i nervi e le arterie del braccio sono compressi dai muscoli irrigiditi della zona del cingolo scapolare e del collo, specialmente i muscoli scaleni . La sindrome è provocata dall’ elevazione del braccio in soggetti già predisposti con collo lungo e spalle cadenti. La causa della patologia deriva da una postura inadeguata.

Tra le patologie più diffuse vi sono sicuramente le borsiti della spalla, in cui vi è un’ infiammazione della borsa sotto-acromiale che solitamente permette il normale scorrimento dei tendini. La borsite può determinare una tendinite della spalla fino alla rottura della cuffia dei rotatori, nei casi più gravi.

Sovente sono presenti tra i musicisti ad arco le epicondiliti, ( spesso chiamata sindrome da gomito del tennista) in cui si avverte dolore nella regione laterale del gomito a livello dell’ epicondilo. Spesso è associata debolezza o in alcuni casi può essere associato alla sindrome del tunnel carpale.

In ultimo è doveroso citare la sindrome da distonia focale, una delle più invalidanti patologie che può colpire un musicista, detto anche il “cancro del musicista”. E’ caratterizzata da involontarie e simultanee contrazioni di muscoli agonisti ed antagonisti nella mano, portando a perdita di controllo del movimento volontario durante l’esecuzione di pattern motori. Il trattamento è personalizzato e lungo, poiché è necessario ristabilire un programma senso-motorio valido e funzionante.

 

Il Tuina nel blocco della spalla.

Comprendere perche’ una spalla e’ dolente e bloccata ci interessa per poter applicare un tipo di trattamento specifico; pertanto e‘ fondamentale sapere cosa c’e’ dietro quel dolore.

Sapere come si e’ manifestato, cosa ha provocato questo blocco energetico e se e’ presente uno stato di pienezza o di vuoto.

Una volta stabilita la causa e cio’ che essa ha determinato a livello di squilibrio energetico, si passa a valutare le tecniche di Tuina specifiche, i punti interessati e le tecniche di trattamento dei diversi punti.

Una spalla puo’ presentare dei problemi a causa di un trauma, vecchio o recente, un movimento sbagliato, una caduta, un evento esterno che ha determinato lo stato doloroso.

Uno stiramento o un movimento sbagliato coinvolge una categoria particolare di meridiani:

i tendino muscolari, in tal caso e’ necessario il trattamento di questi meridiani specifici.

Se la spalla e’ dolente ma non presenta dal punto di vista clinico delle anomalie puo’ essere presente un coinvolgimento del collo, quasi tutti i meridiani che attraversano la spalla passano anche per il collo.

Un altro rapporto fondamentale e’ quello spalla/mano, nel senso che nell’uomo, a differenza dei primati, la mobilita’ della spalla e’ importantissima.

Il meridiano della scelta e’ la vescica biliare, o meglio il livello shao yang, costituito dai meridiano del triplice riscaldatore e della vescica biliare.

Quest’ultimo meridiano controlla nella sua globalita’ l’anca e anche la spalla, infatti il decorso del meridiano della vescica biliare, a livello della spalla, passa sia nella regione ventrale sia nella regione dorsale.

La spalla serve per scegliere dove indirizzare la mano, mano intesa come mezzo per prendere ed afferrare. L’aspetto energetico della mano nella sua globalita’ e’ “l’avere polso” che indica ‘ avere uno shen’. La mano concepita come aspetto nobile di utilizzo e’ specifica dell’uomo, i primati infatti non riescono a compiere gli stessi movimenti delle dita, quindi la mano intesa in questo senso e’ presente solo nell’uomo, esattamente come lo shen.

Ritornando al caso di una persona che accusa un dolore alla spalla e, attraverso l’analisi di tutte queste possibili cause non si riesce ad evidenziarne l’origine, possiamo pensare allo stile di vita che tale persona conduce, alle scelte, alle decisioni e alle risposte che deve dare.

Quando abbiamo un rapporto vescica biliare- spalla coinvolta, di frequente c’e’ un altro segno caratteristico: il mal di testa. Si tratta del tipico mal di testa da vescica biliare associato a un eccesso di scelte o al contrario a una costante indecisione.

Molto spesso il blocco della spalla e’ anche energeticamente legato al fatto che bloccando la spalla il soggetto “si impedisce” di utilizzare alcuni aspetti della mano, che non e’ solo lo stringere, l’afferrare, ma spesso e’ francamente di piu’; se si e’ bloccati, non si puo’ far nulla.

Tuttavia cio’ puo’ non esser deleterio, talvolta rappresenta un efficace meccanismo di difesa, un modo che il nostro organismo ha per indicarci che e’ il momento di fermarsi. Vedi il caso di tanti musicisti che sforzando continuamente tendini e muscoli si devono fermare come meccanismo di difesa, se tale meccanismo di difesa non funziona spesso sono soggetti alle patologie del musicista.

 

TUINA.

E’ tra  le varie tecniche di medicina cinese in assoluto, il metodo piu’ valido per sbloccare le varie contratture muscolari e tendinee dei musicisti, nonché quelle osteoarticolari, problemi di infiammazioni a livello delle guaine nervose, e tutte le problematiche di riferimento dei musicisti da sforzo e posturali.

Questa tecnica di massaggio nasce nella notte dei tempi ed il massaggio Tuina anticamente veniva chiamato anmo. Tradotto tuina significa :spingere e afferrare.

E’ ancora oggi usato negli ospedali cinesi per la riabilitazione fisica e non solo, di un paziente.

Il Tuina si basa sulla Medicina Cinese, sia quella classica taoista di cui mi occupo tramite il maestro e professore Jeffrey Yuen sia quella tradizionale confuciana.

Nel Tuina c’e’ un vasto armamentario, dalle coppette al guasha alla moxa che scalda, al martelletto.

Agopuntura

E’ con il Tuina il metodo piu’veloce e complesso tra le tecniche riabilitative per tutte le problematiche dei musicisti. Con l’uso di aghi sottilissimi si va a creare una sorta di armonizzazione tra lo yin e lo yang del corpo. Spesso per le problematiche posturali si abbina il trattamento di tuina con manovre di “bashenfa” al trattamento di agopuntura. L’agopuntura ha il grande pregio di modificare il QI del corpo e quindi anche lo XUE il sangue. Questo provoca un cambio energetico che spesso e’ sentito dai pazienti come un risveglio di qualcosa di sopito che stava dentro il corpo.

QI GONG

Tra le tecniche per il raggiungimento del benessere psico-fisico, e di un’unità corpo-mente vi è il Qi Gong, pratica millenaria che ha origini nella cultura cinese, così come lo Yoga.

In Cina il Qi Gong è utilizzato in tutti gli ospedali, come terapia complementare, sia nella prevenzione, che nella cura di patologie acute o croniche. In occidente, tale pratica sta suscitando molto successo, e viene impiegata sempre più anche in ambito preventivo musicale, per la salute e l’equilibrio psicofisico dei musicisti.

I presupposti teorici di questa disciplina sono che l’uomo è frutto dell’ unità armonica di mente e corpo. Laddove l’energia vitale, il Qi, non scorre attraverso i meridiani, canali dell’energia interna secondo la medicina tradizionale cinese, allora vi sono le premesse per future malattie.

La pratica del Qi Gong è di riuscire a fare una serie di esercizi di difficoltà progressiva, attraverso i quali acquisire una padronanza cosciente dei flussi di Qi, di energia, attraverso il corpo, raggiungendo così un contatto profondo tra mente e corpo, elemento essenziale per il mantenimento della salute.

Gong significa un lavoro costante per raggiungere un certo livello di mobilità.

Nel Qi Gong la postura, non è qualcosa di fisso, ma uno stato naturale da far fluire spontaneamente nel soggetto.

Fondamentale è l’individuazione del centro dell’equilibrio detto Dan Tian, attraverso esercizi per l’equilibrio. Particolare attenzione è dato al respiro, come veicolo per far arrivare il Qi in tutto il corpo. La sola regola è che il respiro sia sempre naturale, facile e fluido. L’aspetto tuttavia più importante è la “regolazione del cuore”, ovvero la capacità di concentrazione mentale su specifici movimenti richiesti, ritmi respiratori richiesti e punti energetici particolari, il tutto in un’ unica azione integrata. Il risultato è un senso di rilassatezza e benessere psico-fisico, sicuramente utile soprattutto in ambito preventivo, per alleggerire le ansie a cui spesso i musicisti possono andare incontro, nel corso dello studio o nell’approccio mentale più generale verso lo strumento.

TAI JI QUAN

Questa disciplina fa parte delle arti marziali cinesi; infatti è nata come tecnica di combattimento e oggi è conosciuta in occidente soprattutto come ginnastica e come tecnica di medicina preventiva. Più di millecinquecento anni fa negli ambienti buddisti e taoisti le ginnastiche energetiche vennero studiate e approfondite con lo scopo di mantenere l’organismo efficiente, preservarsi dalle malattie e dalla vecchiaia, conservarsi in salute e longevità. Da queste ginnastiche e dagli antichi stili di Kung- fu si evolvette il Tai ji Quan che inoltre eredita molti contenuti dalla teoria dei cinque elementi. nel Tai ji Quan ritroviamo inoltre i concetti principali del taoismo, ogni movimento esprime l’alternanza dello Yin e dello Yang di vuoto e pieno: l’uomo e l’universo entrano in unione. La disciplina del Tai ji Quan, per molti versi affine a quella del Qi Gong, è sicuramente più applicabile in campo musicale, perché allena al controllo cosciente di movimenti eseguiti nella più assoluta fluidità e lentezza. I movimenti di questa disciplina infatti sembrano fatti al rallentatore, per permettere una completa unione tra corpo e mente.

 

                                                      A cura di Claudio Gioacchino

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